Epilogo del disastro ambientale nel Mar Nero
By admin • Nov 16th, 2007 • Category: Disastri ambientali, Navi, ambiente, inquinamentoHo appena terminato di scrivere l'articolo inerente al disastro ambientale di San Francisco, che apprendo dal tg la notizia di un altro catastrofico evento, ancor più grave del precedente. L' 11 novembre nel Mar Nero si scatena una devastante tempesta; l'epilogo è drammatico, sia dal punto di vista ambientale, che economico e umano; a perdere la vita sono state circa 5 persone per non parlare dei numerosi dispersi.

Cinque cargo che transitavano nello stretto di Kerch (tra il Mar Nero ed il Mar di Azov, che separa la Russia dall' Ucraina) hanno subito gravi danni: la petroliera Volganeft-139 si spezza in due tronconi, riversando in mare 1.300 Tonnellate circa di petrolio; un'altra nave mercantile, il Volnogorsk ed altre 3 navi da carico che trasportavano più di 2000 tonnellate di zolfo si sono inabissate nel porto di Kavkaz. E' facilmente intuibile l'enorme danno causato all'ambiente. Per la fauna marina dell'intera regione non c'è scampo! Non solo milioni di piccoli abitanti marini sono stati "soffocati" dal greggio, ma anche migliaia di uccelli hanno avuto la stessa brutale sorte. Tra le specie più colpite risultano i sempre più rari svassi maggiori (Podiceps cristatus) e la focena dei porti (Phocoena phocoena), piccolo cetaceo costiero ormai estinto nel Mediterraneo e in drastica diminuzione nel Mar Nero e nel Mar Baltico.

Nonostante il Primo Ministro russo Viktor Zubkov abbia promesso di eliminare le "conseguenze del disastro" entro 40-50 giorni, gli ambientalisti non sono così ottimisti. Il coordinatore di Greenpeace Aleksey Kiselev ha manifestato le sue preoccupazioni in quanto il fondale marino è di natura sassosa, questo rende il recupero del petrolio estremamente difficoltoso.
E' ancora più grave sapere che tale disastro si sarebbe potuto facilmente prevedere e quindi evitare. Le navi in questione, si dice, non fossero in grado di affrontare simili tempeste, in quanto adibite alla navigazione fluviale e non marina; inoltre la Volgoneft-123 (un altra petroliera che ha rischiato l'affondamento) era registrata, secondo Greenpeace, come nave "morta", quindi non avrebbe potuto transitare in mare, ne tantomeno trasportare petrolio!! Un agghiacciante quesito nasce spontaneo: come mai nessuno ha impedito a tali navi di transitare nonostante le previsioni meteo avessero preannunciato l'imminente tempesta?!?
A mio avviso e credo di parlare a nome di tutti gli ambientalisti, le soluzioni per evitare simili disastri sono due: investire denaro per mettere a norma di legge e rendere quindi sicure tali navi, o investire gli stessi capitali per rendersi indipendenti dall' "oro nero" (che con l'oro non ha nulla a che spartire…) e quindi investire in "energia pulita". Ovviamente se avessi la facoltà di decidere sceglierei senz' altro quest' ultima!
Sono ben accetti altri suggerimenti ![]()

Alcune immagini sono tratte da "The New York Times"
In settembre si leggeva questo articolo:
venerdì 12 settembre 2003
” New York – Il Mar Nero è il più a rischio di inquinamento da idrocarburi
Il Mar Nero è il primo della lista delle regioni più a rischio per la perdita di idrocarburi, secondo una mappa che ha quantificato la quantità di oli trasportati rispetto alla capacità di affrontare le emergenze. Altre aree n pericolo sono il Mar Rosso e le isole dell’Oceano Indiano occidentale.
I creatori di questa mappa sperano che i governi interessati la useranno per ridurre i rischi di tale inquinamento. Tra il 1993 e il 2002, 580.000 tonnellate di idrocarburi sono finiti in mare a causa di incidenti.”
Fonte: Newscientist
Si può essere facili profeti quando le realtà che viviamo sono così sciaguratamente condizionate dal denaro, dai guadagni a tutti i costi, da questa visione ASSASSINA del mondo che ci circonda.
Molti anni fà, successe la stessa cosa nel mar Rosso ( altro sito a rischio). Anche nelle azioni di bonifica si tenne conto delle soluzioni che potevano ” far guadagnare di più”. Alla fine si rischiava di aggiundere ulteriori danni a quanto già successo.
Dobbiamo insistere per avere gli obiettivi chiari.
L’agire umano deve essere funzionale alla vita e alla salute dell’uomo e dell’ambiente.
In questi anni, credo invece che le scelte vadano in altra direzione.
Assodato che non conosco la verità delle cose, mi sento di riportare un’altra notizia comunque interessante:
Il mare salvato dai Bic
Sono batteri marini in grado di ‘mangiare’ e di eliminare gli idrocarburi che inquinano le acque. Uno studio condotto dall’Istituto per l’ambiente marino e costiero del Cnr ha dimostrato che l’Alcanivorax borkumensis SK2, della famiglia dei Bic, è il più promettente ‘spazzino’ marino. I risultati delle ricerche presentati oggi a Messina.
Una ‘carica’ di Bic è pronta a ‘ripulire’ i mari dai combustibili dispersi nelle acque da navi e petroliere. Non si tratta di penne, ma di batteri marini ‘golosi’ di petrolio, da anni oggetto degli studi dell’équipe del dr. Michail Yakimov dell’Istituto per l’ambiente marino e costiero del Cnr (Iamc) di Messina. I ricercatori, in particolare, hanno osservato che nella famiglia dei Bic, il ceppo Alcanivorax borkumensis SK2 è il più diffuso e versatile nel consumo di diversi tipi di idrocarburi.
“I Bic sono batteri marini obbligati che hanno scelto, fin dalle loro antiche origini, di cibarsi esclusivamente di idrocarburi” spiega Renata Denaro dell’ Iamc – Cnr. “Una tale specializzazione non è stata riscontrata in altri microrganismi marini e sembra essere fatta per l’era moderna, in cui l’inquinamento da petrolio in mare rappresenta una seria minaccia”.
L’Alcanivorax borkumensis SK2 contiene nel suo genoma una batteria di circa 45 geni deputati alla degradazione: 15 di questi sono stati identificati e se ne conosce la funzione, altri 30 geni hanno una attività al momento sconosciuta. “Questo batterio” continua la dr.ssa Denaro “è in grado di effettuare una scelta ‘ragionata’ della via metabolica adatta al substrato. In particolare, il gene alkB1 non viene utilizzato quando il batterio consuma idrocarburi naturali (per es. il fitano); lo stesso gene si attiva invece in presenza di tetradecano, tipico componente del petrolio di origine antropogenica. Questo risultato rappresenta un interessante progresso per le ricerche sull’uso dei Bic come indicatori di contaminazione da idrocarburi in mare”.
Nell’ambito del progetto PON-SABIE, in collaborazione con il Ministero dell’Università e della Ricerca, sono stati condotti studi in vasche contenenti 12000 lt di acqua di mare, artificialmente contaminata da petrolio in condizioni controllate. “I risultati hanno dimostrato che nell’arco di 15 giorni l’inquinante veniva abbattuto per il 95%. Parallelamente veniva monitorato il cambiamento imposto dalla presenza di petrolio alla composizione microbica: al quindicesimo giorno il numero di filotipi era notevolmente ridotto, infatti, la popolazione microbica era rappresentata quasi esclusivamente da Alcanivorax s.p”.
Oggi i ricercatori dell’Iamc di Messina lanciano un’altra sfida: usare le potenzialità biotecnologiche dei Bic per i il risanamento di aree marine contaminate, la prevenzione della contaminazione da petrolio e il monitoraggio dei processi di biodegradazione e delle delle aree marine a rischio.
SAREBBE BELLO EH?
Superb summary talking about Epilogo del disastro ambientale nel Mar Nero. Thoroughly love this interesting posts.
Mi spiace ….non conosco l’inglese. Non capisco se il commento è amaro o ironico.
Bah!!!!!!
Non ne sono sicurissima ma credo che il commento in inglese sia una prova per vedere se si può fare spam sul blog.
Sto facendo una tesi sullo sversamento di petrolio nel Mar Nero nell’incidente dell’11 novembre. Da buon ambientalista sono amareggiato, spero che prima o poi qualcosa cambi; il fatto è ke fiumi come il Danubio, il Dnepr sono una spina nel fianco del Mar Nero perchè sono i principali responsabili (soprattutto il Danubio) degli sversamenti petroliferi nel mare. Il Danubio (passa nel bacino dell’ex URSS) da solo sversa in un anno circa 50000 tonnellate di petrolio, la metà delle totali 100000 tonnellate dovute a varie cause, tra cui gli incidenti, come questo caso.
Queste sono informazioni che documentandomi ho ottenuto dal web.
Mi sapreste dire che tipo di petrolio è stato sversatonell’incidente dell’11 novembre??
Grazie tante, Riccardo.
p.s. ke amarezza….
Ciao Riccardo, sinceramente non ero al corrente di quanto il Danubio o il Dnepr fossero in gran parte responsabili degli sversamenti petroliferi…quindi grazie per aver arricchito le mie conoscenze! Ovviamente mi documenterò a dovere…Per quanto riguarda il tipo di petrolio ho cercato un po’ in giro ma non si trova molto, a parte il fatto che si siano riversati sia olio combustibile leggero che pesante.
Stabiliamo alcuni capisaldi del ragionamento.
L’inquinamento da idrocarburi in mare è dovuto a due principali cause (non considero qui le immissione costiere): cause accidentali (che includono i maggiori disastri) e cause deliberate. Spesso alle cause accidentali sono associati i cosidetti macro sversamenti mentre a quelle deliberate i micro.
Da un punto di vista ecologico è noto che esiste un effetto memoria che non permette di sottovalutare i micro sversamenti. Questi non si eliminano migliorando le navi ma cambiando cultura, migliorando/favorendo la pulizia delle sentine nei porti italiani, inasprendo i controlli e le sanzioni. Cio’ e’ possibile e si puo’ fare efficacemente. Per quanto riguarda gli incidenti, detto che esistono dei luoghi a maggior rischio (ma nel Mediterraneo e’ norma) e che non e’ possibile rendere i rischi a zero certo navi a doppio scafo e moderne sono certamente da consigliare.
Le contromisure sono spesso inefficaci e non indolori anche da un punto di vista ecologico.
a presto e buon lavoro ai tesisti
per riccardo ma che tesi stai facendo?
forse le informazioni che hai trovato sono gia’ utili allo scopo….